09 mar 2026
Il Governo prepara il primo intervento operativo del Piano Casa Italia, con un decreto-legge che dovrebbe mettere a disposizione circa 950 milioni di euro destinati principalmente alla riqualificazione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica e all’integrazione con progetti finanziati da fondi privati.
L’annuncio è arrivato dal viceministro alle Infrastrutture e ai Trasporti Edoardo Rixi durante il convegno “Città da vivere – come rilanciare il modello della città italiana”, organizzato da ANCE insieme ad Assimpredil Ance Milano, Lodi, Monza e Brianza. L’iniziativa ha riunito rappresentanti delle istituzioni, studiosi ed esperti per discutere il futuro delle città italiane e il tema sempre più urgente dell’accesso alla casa.
Secondo quanto anticipato dal viceministro, il provvedimento in arrivo prevede un pacchetto di 950 milioni di euro destinato a tre linee di intervento principali.
Il primo pilastro riguarda la riqualificazione e la manutenzione del patrimonio di edilizia residenziale pubblica, oggi in parte inutilizzato perché non conforme agli standard abitativi o perché necessita di interventi di recupero. Le risorse saranno indirizzate alle aziende territoriali per la casa – come Aler, Ater e altri enti gestori – per rimettere in funzione alloggi oggi non assegnati alle famiglie presenti nelle graduatorie.
Il secondo pilastro riguarda sempre il patrimonio pubblico, con interventi di recupero e manutenzione finalizzati a rendere nuovamente disponibili gli immobili esistenti.
Il terzo pilastro prevede invece il coinvolgimento dei fondi privati, con l’obiettivo di integrare le iniziative pubbliche e sostenere nuovi progetti abitativi.
Nel complesso, ha ricordato Rixi, il Governo ha già destinato alla politica abitativa circa 6 miliardi di euro attraverso diversi provvedimenti, cifra che arriverebbe quasi a 8 miliardi considerando le ulteriori risorse previste.
Il primo decreto del Piano Casa Italia era atteso inizialmente nel Consiglio dei Ministri del 6 marzo, ma il calendario del Governo è stato successivamente modificato.
Durante il question time al Senato, il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha precisato che il provvedimento sarà portato in Consiglio dei Ministri martedì 10 marzo.
Secondo quanto spiegato dal ministro, il decreto rappresenta il primo intervento concreto del Piano Casa Italia e servirà soprattutto a finanziare la manutenzione e il recupero del patrimonio pubblico di edilizia sociale oggi inutilizzato.
Il progetto era già stato illustrato da Salvini a febbraio durante la riunione dei ministri europei sull’emergenza abitativa. In quell’occasione il ministro aveva anticipato l’intenzione del Governo di destinare oltre un miliardo di euro di fondi PNRR alla riqualificazione di circa 60.000 appartamenti pubblici oggi inagibili o non assegnabili.
L’obiettivo è rendere questi alloggi nuovamente disponibili entro febbraio 2027, così da rispondere alla crescente domanda di abitazioni a prezzi accessibili.
Il tema della casa è ormai considerato uno dei nodi centrali dello sviluppo urbano.
Durante il convegno, la presidente di ANCE Federica Brancaccio ha ricordato che oggi circa metà della popolazione mondiale vive nelle città, percentuale destinata a crescere fino al 60% entro il 2030. In questo contesto, la capacità delle città di garantire inclusione sociale diventa un fattore determinante.
Secondo Brancaccio, molte amministrazioni locali faticano a rispondere alle nuove esigenze urbane perché si trovano a operare con normative urbanistiche risalenti al 1942, spesso inadatte a gestire le trasformazioni sociali, economiche e ambientali delle città contemporanee.
La questione abitativa, inoltre, non riguarda solo la disponibilità di alloggi ma l’intero ecosistema urbano: qualità della vita, servizi, lavoro e accessibilità economica.
Il dibattito ha evidenziato anche la crescente competizione tra le aree urbane. I dati illustrati da Pierciro Galeone (Ifel) e Flavio Monosilio (Centro Studi Ance) mostrano come alcune città abbiano recuperato o superato i livelli economici precedenti alla crisi del 2008.
Milano, ad esempio, registra oggi un PIL superiore del 16,2% rispetto al 2008, mentre l’occupazione a Roma è cresciuta di oltre l’11% nello stesso periodo. Al contrario, altre città come Napoli e Palermo rischiano nei prossimi anni di perdere popolazione e ricchezza.
La crescita economica, tuttavia, porta con sé anche nuove criticità. Nelle grandi città l’accesso alla casa diventa sempre più difficile anche per i redditi medi: secondo le analisi citate nel convegno, a Milano un reddito di circa 59.000 euro annui non è sufficiente per acquistare casa senza difficoltà, mentre a Roma la soglia critica si colloca intorno ai 33.000 euro.
Parallelamente, nelle aree urbane si amplia la distanza tra redditi più alti e più bassi.
Il tema non riguarda solo l’Italia. Irene Tinagli, presidente della Commissione speciale del Parlamento europeo sulla crisi degli alloggi, ha ricordato che l’Unione Europea sta lavorando a un piano per affrontare l’emergenza abitativa.
Il progetto europeo prevede interventi sia sul sostegno alla domanda di abitazioni, sia sull’aumento dell’offerta di alloggi accessibili, in modo da ridurre la pressione sui mercati immobiliari urbani.
Dal punto di vista normativo, il settore delle costruzioni chiede da tempo strumenti più aggiornati per affrontare le trasformazioni delle città.
Secondo Stefano Betti, vicepresidente di ANCE, il sistema normativo attuale non è adeguato a gestire le sfide future: servono regole più moderne e strumenti efficaci per la rigenerazione urbana.
Betti ha ricordato che la legge sulla rigenerazione urbana è ferma in Parlamento nonostante numerosi tentativi di riforma. Senza un aggiornamento delle norme, diventa difficile riqualificare quartieri costruiti nel dopoguerra o recuperare grandi aree industriali dismesse.
Il viceministro Rixi ha ribadito che un cambio di approccio culturale e normativo è indispensabile per migliorare la qualità delle città italiane e rendere possibile una rigenerazione urbana su larga scala.
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