16 mar 2026
L’esame delle proposte di legge sull’edilizia residenziale pubblica entra in una fase più apertamente politica. In Commissione Ambiente della Camera è iniziata la discussione sui 63 emendamenti presentati al testo base di iniziativa M5S, a cui sono abbinate anche le proposte depositate da Alleanza Verdi e Sinistra e dal Partito Democratico. Il passaggio parlamentare ha già messo in evidenza una distanza netta tra opposizioni e maggioranza, sia sul merito delle misure sia sul nodo delle coperture finanziarie.
Da una parte, le opposizioni insistono sulla necessità di rafforzare il diritto all’abitare con risorse strutturali, più tutele per gli inquilini e una strategia nazionale di recupero del patrimonio pubblico e privato inutilizzato. Dall’altra, la maggioranza richiama il tema della sostenibilità economica degli interventi e, almeno in questa fase, ha espresso parere contrario a tutte le modifiche proposte.
Nel corso della seduta dell’11 marzo, i toni del dibattito si sono irrigiditi. Marco Grimaldi ha criticato l’assenza di un confronto organico con il Governo e ha manifestato contrarietà a ulteriori dismissioni del patrimonio pubblico, mentre Agostino Santillo ha contestato la scelta della maggioranza di non presentare propri emendamenti, collegando questa impostazione anche ai tagli registrati nei fondi per la morosità incolpevole e per il sostegno all’accesso alla locazione.
Sul fronte opposto, la relatrice Martina Semenzato e il sottosegretario alle Infrastrutture Tullio Ferrante hanno espresso un orientamento negativo su tutte le modifiche fin qui esaminate, motivandolo soprattutto con ragioni di equilibrio finanziario. Per ora, quindi, il confronto resta bloccato: gli emendamenti votati fino all’articolo aggiuntivo 1.01 sono stati respinti e il seguito dell’esame è stato rinviato. Nel frattempo, durante l’ufficio di presidenza, è stato deciso di far slittare al 30 marzo la discussione generale prevista in Assemblea.
I testi in esame sono stati presentati da Agostino Santillo (M5S), Marco Grimaldi (AVS) e Marco Furfaro (PD). Pur con accenti diversi, le tre iniziative condividono un impianto comune: rafforzare l’edilizia residenziale pubblica e sociale, sostenere il recupero del patrimonio edilizio esistente, favorire l’accesso alla locazione e ricondurre il tema della casa a una dimensione strutturale, non emergenziale.
Il presupposto da cui partono tutte le proposte è che l’accesso all’abitazione sia diventato uno dei principali fattori di fragilità sociale. L’aumento dei canoni, il peso crescente dei mutui, l’inflazione e la contrazione del potere d’acquisto hanno trasformato il tema della casa in una questione centrale del dibattito pubblico, ben oltre il perimetro tradizionale delle politiche immobiliari.
La proposta firmata da Santillo si concentra con particolare forza sull’emergenza abitativa. Il testo richiama dati che descrivono una situazione critica: circa una famiglia su quattro avrebbe difficoltà a sostenere il canone di affitto, quasi 2,5 milioni di nuclei destinerebbero oltre il 40% del proprio reddito alla casa e circa 1,5 milioni di famiglie vivrebbero in condizioni di deprivazione abitativa.
Da qui nasce l’impostazione della proposta, che muove dal riconoscimento del diritto all’abitazione come diritto sociale fondamentale, pur non essendo espressamente nominato nella Costituzione. Il M5S propone innanzitutto un piano pluriennale da 1 miliardo di euro l’anno per aumentare l’offerta di alloggi di edilizia residenziale pubblica e recuperare il patrimonio inutilizzato. A questo si aggiunge il Programma Abita, un piano nazionale di edilizia sociale finanziato con 3 miliardi di euro annui dal 2025 al 2040, che nelle intenzioni dovrebbe essere sostenuto attraverso un prelievo sugli extraprofitti di banche e imprese energetiche.
Il testo prevede inoltre agevolazioni fiscali per il recupero e l’efficientamento energetico degli alloggi pubblici, comprese misure per infrastrutture di ricarica dei veicoli elettrici e abbattimento delle barriere architettoniche. Un altro punto qualificante è la creazione di una banca dati unitaria del patrimonio pubblico e privato inutilizzato, pensata per favorire il riuso degli immobili degradati. Infine, viene proposto un Fondo di garanzia per la locazione, con l’obiettivo di facilitare l’accesso alla casa e tutelare gli inquilini in difficoltà economica.
La proposta di Alleanza Verdi e Sinistra affronta il tema in chiave sistemica, legando la crisi abitativa a sostenibilità urbana, rigenerazione e uso efficiente del patrimonio esistente. Il testo ridefinisce il concetto di alloggio sociale, interviene sulla legge 431/1998 in materia di locazioni e punta a rafforzare l’edilizia residenziale sociale con priorità per la componente pubblica a canone sociale.
Uno degli assi principali è il recupero dell’esistente. La proposta promuove il riuso degli immobili inutilizzati, sia pubblici sia privati, includendo anche i beni confiscati alla criminalità, con una forte attenzione a evitare nuovo consumo di suolo. In questa impostazione, il tema dell’abitare si salda con quello ambientale: la cementificazione viene letta come un fattore che aggrava l’innalzamento delle temperature urbane e rende meno sostenibile lo sviluppo delle città.
AVS insiste anche su strumenti come autocostruzione e autorecupero, sull’utilizzo delle aree standard e sul riordino di norme già esistenti. Il testo contesta apertamente un modello che, a fronte di oltre sette milioni di abitazioni vuote, continua a produrre carenza di alloggi accessibili per le circa 650.000 famiglie in attesa nelle graduatorie comunali. In quest’ottica, l’edilizia pubblica e sociale viene presentata come risposta a un fallimento strutturale del mercato e non come semplice misura tampone.
La proposta presentata da Marco Furfaro parte anch’essa dalla constatazione che l’aumento dei costi dell’abitare stia comprimendo in modo crescente la capacità economica delle famiglie. Il testo richiama i dati ISTAT sull’incremento dei canoni di locazione, cresciuti del 7,4% su base annua e del 14,2% su base biennale, e costruisce una risposta fondata su un Piano nazionale di edilizia residenziale pubblica finanziato con 1 miliardo di euro l’anno per il periodo 2024-2031.
L’impostazione del PD punta sia all’aumento degli alloggi popolari sia alla crescita dell’offerta per categorie specifiche, come gli studenti universitari. Accanto a questo, la proposta valorizza l’edilizia residenziale sociale, anche attraverso incentivi al riscatto a termine degli alloggi sociali, e lega il rilancio della politica della casa ai processi di rigenerazione urbana e di riqualificazione del patrimonio pubblico e privato dismesso.
Un altro obiettivo è l’armonizzazione delle politiche abitative a livello nazionale, per ridurre le forti differenze regionali nell’assegnazione e gestione degli alloggi ERP. In sintesi, mentre il M5S accentua il ruolo di un intervento pubblico massiccio e centralizzato, il PD insiste maggiormente sull’integrazione tra edilizia pubblica, housing sociale e rigenerazione urbana.
Gli emendamenti presentati al testo Santillo mirano ad ampliare e rafforzare la portata della proposta. Tra i punti più significativi emerge la richiesta di inserire esplicitamente la precarietà abitativa tra le finalità della legge, di definire l’alloggio sociale come servizio di interesse generale essenziale e di collegare la ricognizione del patrimonio esistente al Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici richiesto dalla Direttiva Case Green.
Su questo aspetto pesa anche il contesto europeo: proprio nello stesso giorno in cui la Commissione ha esaminato gli emendamenti, è stata richiamata la procedura di infrazione avviata nei confronti dell’Italia per non aver presentato entro il 31 dicembre 2025 il piano nazionale previsto dalle regole europee.
Altri emendamenti puntano a dare priorità al recupero dell’esistente, a limitare il consumo di suolo, a introdurre il Fascicolo del fabbricato per monitorare sicurezza, manutenzione ed efficienza energetica e a rafforzare il sostegno alla locazione. In quest’ultimo ambito rientrano proposte come l’esenzione IMU per gli alloggi ERP assegnati, il rifinanziamento dei fondi per la casa e la morosità incolpevole, nuove detrazioni per i conduttori, misure dedicate agli studenti fuori sede, una revisione della cedolare secca per gli affitti a canone agevolato e l’obbligo di tracciabilità dei canoni.
Nei mesi scorsi la Commissione Ambiente ha ascoltato diversi soggetti portatori di interesse. Dalle audizioni è emerso un consenso abbastanza ampio sulla necessità di intervenire, ma con accenti differenti sugli strumenti da adottare.
Fondazione Inarcassa ha valutato positivamente l’impianto generale dei testi, apprezzando in particolare il fondo per il recupero del patrimonio ERP, gli incentivi fiscali e l’eventuale ricorso al partenariato pubblico-privato. Allo stesso tempo ha chiesto maggiore certezza normativa, più attenzione alla qualità progettuale e l’introduzione obbligatoria del Fascicolo del Fabbricato.
L’Ordine degli Architetti di Roma ha posto l’accento sulla necessità di intervenire prioritariamente sul patrimonio esistente, con un’attenzione specifica all’efficientamento energetico e all’adeguamento sismico, chiedendo agevolazioni fiscali, una cessione del credito regolata e strumenti di rigenerazione integrati anche sul piano regionale.
Il CRESME ha invece evidenziato il divario tra l’enorme quantità di alloggi inutilizzati e la forte domanda di edilizia sociale, avvertendo che senza un piano nazionale, una governance chiara e strumenti di monitoraggio il rischio è che le proposte non riescano a produrre effetti sufficienti. Tra le soluzioni suggerite figurano il censimento del patrimonio abbandonato, l’autocostruzione guidata e piani territoriali integrati.
Le iniziative parlamentari non si muovono isolate. Procedono infatti in parallelo con il Piano Casa Italia promosso dal Governo, previsto dalla Legge di Bilancio 2025 come strumento di medio-lungo periodo per riorganizzare il sistema casa e rispondere ai nuovi bisogni abitativi.
L’impianto del Piano Casa Italia punta a integrare edilizia residenziale pubblica e sociale, razionalizzare l’uso dell’offerta esistente, definire modelli innovativi di governance e aprire nuove fonti di finanziamento. A metà giugno 2025 Matteo Salvini aveva annunciato un primo stanziamento da 660 milioni di euro; ad agosto Giorgia Meloni aveva parlato di un grande piano per la casa a prezzi calmierati destinato alle giovani coppie.
La Legge di Bilancio 2026 ha poi esteso il perimetro del Piano Casa Italia, introducendo obiettivi ulteriori come il rent to buy per giovani, giovani coppie e genitori separati, oltre a modelli di coabitazione per gli anziani, e aprendo a nuove risorse, compresi i fondi del Piano Sociale per il Clima.
A febbraio 2026 Salvini ha annunciato anche l’intenzione di destinare oltre un miliardo di euro del PNRR al recupero di 60.000 alloggi oggi inutilizzati perché inagibili, con l’obiettivo di rimetterli a disposizione dei cittadini in difficoltà entro febbraio 2027. Tuttavia, il primo decreto-legge operativo da 950 milioni di euro per la ristrutturazione dell’edilizia residenziale pubblica e il sostegno ai fondi privati è ancora atteso in Consiglio dei Ministri.
Nel frattempo, il livello europeo si muove più rapidamente. A dicembre 2025 la Commissione ha presentato il primo Piano UE per l’edilizia abitativa accessibile, pensato per aumentare l’offerta di alloggi sostenibili e di qualità. Più di recente è stata aperta la consultazione pubblica sull’Affordable Housing Act, il futuro provvedimento europeo destinato a fornire a Stati membri, Regioni e autorità locali strumenti per affrontare la crisi dell’accessibilità abitativa.
In questo quadro, il confronto parlamentare italiano sull’edilizia residenziale pubblica assume un peso ancora maggiore: non riguarda solo il contenuto delle singole proposte, ma il modo in cui il Paese intende costruire una politica della casa stabile, coerente e capace di tenere insieme diritto all’abitare, sostenibilità finanziaria, rigenerazione urbana e recupero dell’esistente.
19 feb 2026
05 mar 2026
26 feb 2026
02 mar 2026