Progettare (o far progettare) un impianto elettrico domestico non significa solo “mettere prese e punti luce”: vuol dire tradurre le esigenze reali di chi abita la casa in un sistema sicuro, verificabile e conforme alle regole tecniche e amministrative. Oggi, tra requisiti di progetto, adempimenti edilizi e livelli minimi di dotazione, conviene avere una mappa chiara di cosa serve e quando.
Il punto di partenza: DM 37/08 e obbligo di progetto (con deposito al SUE)
La regola madre per gli impianti negli edifici è il DM 37/08 (aggiornato dal DM 130/2025). È qui che si trova la risposta alla domanda più frequente: “Serve un progetto firmato e depositato?”
L’obbligo di redazione del progetto per installazione, trasformazione o ampliamento dell’impianto elettrico scatta quando si è in presenza di:
- utenze condominiali e utenze domestiche di singole unità abitative con potenza impegnata > 6 kW;
- utenze domestiche di singole unità abitative con superficie > 400 m².
In queste situazioni, il progetto deve essere firmato da un professionista abilitato e iscritto all’albo e viene depositato allo Sportello Unico per l’Edilizia (SUE) del Comune dove si realizzano i lavori.
Se invece l’abitazione resta sotto i 6 kW e sotto i 400 m², non è previsto l’obbligo di deposito del progetto.
Esecuzione lavori: chi può intervenire e cosa deve rilasciare
Indipendentemente dal tema “progetto sì/no”, il DM 37/08 chiarisce un punto decisivo: gli interventi sugli impianti devono essere eseguiti da operatori abilitati.
A fine lavori l’impresa installatrice deve rilasciare la Dichiarazione di Conformità (Di.Co.), il documento che attesta che l’impianto è stato realizzato a regola d’arte e secondo le norme tecniche vigenti. È un passaggio cruciale: senza Di.Co. l’impianto, di fatto, resta “senza carta d’identità”.
Dimensionamento e dotazioni: il riferimento è la CEI 64-8
Quando si passa dalla norma “amministrativa” alla norma “tecnica” (quanti punti presa, quanti circuiti, quali protezioni, ecc.), il riferimento diventa la CEI 64-8. Questa norma descrive anche i tre livelli di impianto (dal minimo alle soluzioni evolute), utili per capire cosa è essenziale e cosa è “upgrade”.
Intervento sull’impianto: edilizia libera o pratica edilizia?
Qui la discriminante è l’entità dei lavori.
- Manutenzione ordinaria: sono le operazioni di routine che mantengono efficiente l’impianto senza modificarne struttura e tracciati. Tipicamente rientrano qui sostituzioni e piccole riparazioni (prese, interruttori, componenti, ripristino di cavi senza cambiare percorso). In molti casi queste attività possono stare in edilizia libera.
- Manutenzione straordinaria: entra in gioco quando si cambia l’assetto dell’impianto. Rientrano in questa categoria il rifacimento completo, l’ampliamento con nuove linee/circuiti/quadri, gli adeguamenti di sicurezza, l’inserimento di protezioni aggiuntive. Sul piano edilizio, spesso serve una pratica come la CILA; se i lavori impiantistici fanno parte di interventi più ampi sull’immobile, possono ricadere anche in SCIA o Permesso di Costruire.
Com’è fatto un impianto elettrico domestico (in breve, ma in modo utile)
Il percorso dell’energia, semplificando, è questo:
contatore → quadro elettrico → dorsali → scatole di derivazione → punti finali (prese, luci, comandi)
- Il quadro elettrico è la “cabina di regia”: ospita circuiti dedicati, magnetotermici, differenziali (salvavita) e la gestione della messa a terra.
- Le scatole di derivazione servono a organizzare e proteggere le connessioni e a distribuire l’energia verso le varie utenze.
- Le scatole portafrutti accolgono gli elementi “visibili” (prese, interruttori, deviatori, comandi), che insieme alle placche costituiscono le serie civili.
Il metodo di progetto che evita errori e ripensamenti
Un impianto davvero funzionale nasce da un flusso di lavoro ordinato:
- Si parte dal progetto architettonico e dal layout arredi. È qui che si capisce dove servono davvero prese, comandi, punti dati, alimentazioni dedicate.
- Si definiscono punti presa e comandi (non solo prese e interruttori: anche termostati, sensori presenza, motorizzazioni tapparelle, access point, audio, videosorveglianza).
- Si progetta l’illuminazione in base alle attività e agli scenari d’uso degli ambienti.
- Si disegnano circuiti e derivazioni (linee, carichi, cassette, logica del quadro).
Poi c’è un passaggio che fa la differenza: il “check-in” in cantiere. Quando l’immobile è al grezzo (dopo demolizioni/ricostruzioni), si riportano fisicamente sulle pareti posizioni e altezze di punti presa e luce: serve a verificare vincoli, coerenza con lo spazio reale e a far “vedere” al committente cosa sta per essere realizzato. Solo dopo questa verifica il progetto va validato e si procede.
I tre livelli CEI 64-8: base, standard, domotico
La CEI 64-8 (Allegato A) descrive tre livelli, molto utili per impostare correttamente la dotazione:
- Livello 1 – Base: impianto essenziale ma sicuro, con dotazioni minime di prese e punti luce, circuiti dimensionati per la metratura e almeno due differenziali.
- Livello 2 – Standard: sale il livello di protezione e gestione, tipicamente con controllo carichi e predisposizioni/integrazioni per funzioni come videocitofono e antintrusione; aumentano prese, punti luce e articolazione del quadro.
- Livello 3 – Domotico: impianto evoluto con funzioni integrate (antintrusione, controllo carichi, gestione luci e temperature, scenari, controllo remoto, audio, incendio, antiallagamento/rilevazione gas).
Tradizionale, smart home e domotica: non sono la stessa cosa
- Un impianto tradizionale comanda i carichi con collegamenti dedicati e gestione manuale “in loco”.
- Un impianto domotico è un sistema integrato: dispositivi in comunicazione (bus o architetture ibride evolute) con controllo centralizzato e automazioni.
- La smart home spesso mantiene cablaggi tradizionali ma aggiunge controllo avanzato e remoto (temperature, luci, prese, tapparelle, scenari, monitoraggio consumi, notifiche e sicurezza).
Tre scelte “da progettista” che migliorano sicurezza e futuro dell’impianto
- Linee dedicate per i carichi energivori: grandi elettrodomestici, climatizzazione, pompe di calore, induzione. Riduce sovraccarichi e facilita manutenzione.
- Quadro elettrico scalabile: dimensionarlo con un margine (ordine di grandezza ~30%) evita rifacimenti quando arrivano nuovi carichi o funzioni smart.
- Circuiti luce separati tra “funzionale” e “ambientale”: più flessibilità sugli scenari, controllo migliore e gestione più intelligente dei consumi.