22 gen 2026
Dopo il rallentamento registrato nel 2025, il settore delle costruzioni è atteso a un ritorno alla crescita nel 2026. Le stime indicano un incremento degli investimenti pari al +5,6%, che segue la lieve flessione (-1,1%) dell’anno in corso. È questo il quadro delineato dall’Osservatorio Congiunturale sull’industria delle costruzioni presentato il 20 gennaio da Ance, che fotografa un comparto in transizione e individua nel post-PNRR la vera sfida dei prossimi anni.
Il messaggio che emerge dal rapporto è duplice. Da un lato, l’esperienza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza viene valutata come positiva, avendo contribuito a migliorare l’efficienza della spesa e la capacità di attuazione degli interventi. Dall’altro, l’associazione dei costruttori chiede che quel modello non resti un’eccezione legata a una stagione straordinaria, ma diventi un metodo strutturale per il futuro, soprattutto per affrontare due nodi centrali: la continuità degli investimenti e l’emergenza abitativa.
Secondo Ance, il PNRR ha rappresentato un vero banco di prova per la macchina amministrativa e per il sistema delle imprese, dimostrando che è possibile spendere di più e meglio, riducendo i tempi e aumentando la qualità degli interventi. I dati riportati nel dossier confermano l’intensità della fase in corso: l’Italia ha già ricevuto oltre 153 miliardi di euro, pari a circa il 79% delle risorse complessive previste, e ne ha spesi più di 101 miliardi, con una quota superiore alla metà riferibile direttamente al comparto delle costruzioni.
Negli ultimi dodici mesi la spesa ha raggiunto un ritmo medio di 3,4 miliardi di euro al mese, sostenendo l’apertura di circa 16 mila cantieri. Due terzi di questi risultano in fase avanzata o prossimi alla conclusione, mentre tra quelli non ancora avviati prevalgono interventi di dimensione contenuta, con tempi di realizzazione più rapidi.
Il passaggio più delicato riguarda ora il completamento delle opere. Secondo l’associazione, restano circa 15 miliardi di euro di risorse PNRR legate alle costruzioni che, grazie ai meccanismi di flessibilità previsti dal Piano, potranno essere utilizzate anche oltre la scadenza di giugno 2026.
L’impatto del PNRR, sottolinea Ance, non si è limitato alla spinta sugli investimenti, ma ha inciso anche sulla struttura del settore. Tra il 2020 e il 2025 le costruzioni hanno contribuito in modo significativo alla crescita occupazionale del Paese, con circa 350 mila nuovi posti di lavoro.
Le imprese direttamente coinvolte nei cantieri PNRR – circa 5.600 – hanno registrato una crescita dimensionale accompagnata da un aumento della produttività. In questo gruppo, il numero di addetti risulta cresciuto del 67% rispetto al 2017, segnale di una selezione verso aziende più organizzate e finanziariamente solide, in grado di gestire progetti complessi e volumi di investimento elevati.
Guardando oltre il 2026, Ance invita a non disperdere l’esperienza maturata. Il PNRR, secondo l’associazione, ha dimostrato che un approccio basato su programmazione, tempi certi e responsabilizzazione degli attori produce risultati. Da qui la richiesta di trasformare quel modello in una modalità ordinaria di attuazione delle politiche pubbliche.
Il tema assume un peso ancora maggiore se si considera l’orizzonte finanziario dei prossimi anni. Tra fondi europei e risorse nazionali, fino al 2033 sarebbero disponibili circa 120 miliardi di euro. L’obiettivo dichiarato è evitare un brusco rallentamento al termine del ciclo PNRR, garantendo continuità agli investimenti e capacità di messa a terra delle risorse.
Un capitolo centrale del rapporto è dedicato al tema della casa, indicato come una delle emergenze strutturali del Paese. I dati mostrano come, per le famiglie con redditi fino a 22 mila euro, l’accesso all’abitazione sia sempre più critico. In alcune grandi città il peso del mutuo sul reddito supera livelli considerati sostenibili, arrivando al 59% a Milano, al 48% a Bologna e al 44% a Venezia.
Anche il mercato degli affitti presenta forti tensioni: in città come Firenze, Roma, Milano e Venezia, il canone può superare il 40% del reddito disponibile. In questo contesto, il dibattito europeo sta evolvendo verso una nuova visione della casa, non più solo come bene di mercato o diritto individuale, ma come infrastruttura sociale su cui investire per migliorare la qualità della vita collettiva. È in questa direzione che si colloca l’European Affordable Housing Plan presentato dalla Commissione europea.
In Italia, il Governo ha annunciato un piano per la realizzazione di 100 mila alloggi a prezzi calmierati nell’arco di dieci anni, ma secondo Ance serve un quadro più strutturato.
Nel documento presentato dall’associazione si stima un potenziale attivabile di circa 15 miliardi di euro, tra fondi nazionali ed europei, per sostenere un Piano Casa organico. Le risorse individuate dal Governo ammonterebbero a circa 7 miliardi di euro, in aumento rispetto alle ipotesi iniziali, con l’intenzione di anticipare la spesa e rafforzare i meccanismi di governance.
Per Ance, tuttavia, non basta stanziare fondi: è necessario definire con chiarezza un Piano Casa dotato di una governance forte e di strumenti finanziari, urbanistici e fiscali capaci di rispondere alle esigenze delle diverse fasce di popolazione coinvolte dall’emergenza abitativa.
In un contesto globale segnato da incertezza e volatilità, la posizione dell’associazione è netta: il settore delle costruzioni può continuare a rappresentare un motore di crescita per l’economia italiana, a condizione di mettere a sistema le lezioni apprese con il PNRR e di avviare rapidamente un confronto sulle politiche da adottare nella fase successiva.
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