15 gen 2026
Aggiornare le zone climatiche italiane e rivedere le regole tecniche che incidono sul rilascio dei titoli edilizi e sugli interventi di riqualificazione energetica. È questo l’obiettivo della proposta di legge presentata il 25 settembre 2025 dalla deputata Giorgia Andreuzza e altri parlamentari, assegnata il 13 gennaio 2026 alle Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera.
Il provvedimento prevede una delega al Governo per rideterminare i gradi giorno e riallineare la disciplina dell’efficienza energetica degli edifici ai dati climatici più recenti, superando un impianto normativo che, secondo i promotori, risulterebbe ormai ancorato a parametri climatici non più rappresentativi della realtà.
La proposta prende le mosse da una constatazione: la classificazione climatica oggi utilizzata per definire limiti, obblighi e requisiti tecnici deriva dal D.P.R. 412 del 1993. Un sistema che, pur avendo garantito per anni un riferimento omogeneo, non rifletterebbe più l’evoluzione climatica registrata negli ultimi decenni.
I dati citati nel testo – in particolare elaborazioni di ARPA Veneto – evidenziano un aumento significativo delle temperature medie, con un incremento stimato di circa 0,57 °C per decennio tra il 1993 e il 2022 e un riscaldamento invernale ancora più marcato. Secondo le stime richiamate, il fabbisogno termico invernale degli edifici si sarebbe ridotto tra il 10% e il 20%, rendendo sproporzionati alcuni requisiti oggi richiesti.
La proposta affida al Governo il compito di intervenire su due livelli. Da un lato, ridisegnare le zone climatiche del territorio nazionale sulla base di parametri aggiornati; dall’altro, rivedere le norme regolamentari che collegano i requisiti di prestazione energetica al rilascio di autorizzazioni e titoli edilizi, sia per edifici pubblici che privati.
L’obiettivo dichiarato è un “riallineamento” delle regole tecniche, che tenga conto delle mutate condizioni climatiche e renda più coerente l’applicazione degli standard energetici, anche alla luce del nuovo DM Requisiti Minimi, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 5 dicembre 2025 ed efficace dal 3 giugno 2026.
Secondo l’impostazione del testo, la revisione delle zone climatiche potrebbe avere ricadute dirette su diversi aspetti progettuali. In particolare, una classificazione climatica aggiornata consentirebbe di rivedere i requisiti minimi di isolamento termico, adeguandoli a un fabbisogno invernale ridotto.
Un altro fronte riguarda la semplificazione dei calcoli prestazionali, con l’obiettivo di ridurre la complessità procedurale senza compromettere la verificabilità delle prestazioni energetiche. Sul piano impiantistico, la proposta ipotizza una progettazione più aderente alle reali condizioni climatiche, con una possibile riduzione dei costi fino al 10%.
La revisione delle zone climatiche viene letta anche in chiave europea. Secondo i promotori, un adeguamento dei parametri climatici renderebbe più sostenibile l’applicazione della direttiva UE 2024/1275 sulla prestazione energetica degli edifici, alleggerendo l’impatto economico degli obblighi previsti e favorendo un percorso di transizione più equilibrato.
La proposta attribuisce alla riforma effetti economici rilevanti. Le stime riportate indicano una possibile riduzione dei costi di coibentazione fino al 15% per nuove costruzioni e ristrutturazioni e risparmi sull’impiantistica termica fino al 10%. Su scala nazionale, il risparmio annuo complessivo viene stimato tra 250 e 400 milioni di euro.
Un alleggerimento che, nelle intenzioni, consentirebbe di mantenere gli obiettivi di efficienza e decarbonizzazione, evitando però requisiti progettuali tarati su un clima ormai superato.
27 nov 2025
01 dic 2025