02 feb 2026
Snellire i procedimenti, ridurre i tempi autorizzativi e rafforzare l’attuazione degli investimenti legati al PNRR e alle politiche di coesione. È questa la linea del nuovo Decreto PNRR, approvato ieri sera dal Consiglio dei Ministri, che introduce una serie di misure urgenti per superare i principali colli di bottiglia amministrativi e accelerare la realizzazione di opere pubbliche e programmi strategici.
Il decreto-legge interviene in modo trasversale su più ambiti: infrastrutture ferroviarie e idriche, edilizia e urbanistica, residenze universitarie, transizione energetica, bonifiche ambientali e sostegno alle aree interne. L’obiettivo dichiarato è rendere più efficace la spesa, garantendo tempi certi e maggiore coordinamento tra amministrazioni.
Una delle novità centrali riguarda la conferenza di servizi, che viene ulteriormente accelerata. I termini per l’espressione delle determinazioni delle amministrazioni vengono ridotti a 30 giorni nei casi ordinari e a 45 giorni quando sono coinvolti interessi sensibili.
Il decreto introduce inoltre un meccanismo di silenzio-assenso automatico, certificato in via telematica: non sarà più il privato a dover richiedere l’attestazione, ma sarà il sistema a generarla automaticamente. Nei procedimenti non digitalizzati, l’amministrazione dovrà trasmettere d’ufficio l’attestazione tramite PEC.
Per alcune tipologie di intervento, come quelli che interessano la linea di vigilanza doganale nel mare territoriale, il silenzio-assenso scatterà se, entro 30 giorni dalla chiusura della conferenza, non viene adottato un provvedimento espresso.
Il decreto rafforza anche il supporto tecnico-specialistico agli enti territoriali, in particolare per i Piani Urbani Integrati, con una dotazione finanziaria complessiva che si colloca intorno ai 2 miliardi di euro.
Sul fronte dello student housing, il provvedimento aggiorna la disciplina delle residenze universitarie intervenendo sulla legge 338/2000 e sui meccanismi edilizi collegati. Viene rafforzato l’utilizzo del permesso di costruire convenzionato, chiarendo che può essere adottato anche per opere di urbanizzazione finalizzate al potenziamento di quelle esistenti.
La novità più operativa riguarda l’eliminazione dell’obbligo di piano attuativo nei casi in cui l’intervento non comporti nuove strade o opere di urbanizzazione primaria (o loro adeguamenti) e sia attuato tramite convenzione o atto unilaterale con adeguate garanzie. In questi casi sarà possibile realizzare direttamente le opere di urbanizzazione non primaria necessarie.
La misura si inserisce nella strategia di aumento dell’offerta di posti letto universitari, con attenzione ai profili di sostenibilità economica e gestione a canoni calmierati.
Il decreto riorganizza anche due programmi chiave per la transizione energetica, collegati alla decisione europea del 27 novembre 2025: il programma sull’agrivoltaico (1,099 miliardi di euro) e quello sull’autoconsumo collettivo e le comunità energetiche rinnovabili (795,5 milioni di euro).
La gestione operativa passa al GSE, che definirà criteri di selezione, modalità di controllo, meccanismi di recupero e penalità, in raccordo con i soggetti del sistema elettrico. Gli impianti dovranno entrare in esercizio entro 24 mesi dalla concessione del contributo e non sarà possibile cumulare le agevolazioni con altri incentivi finanziati da risorse UE sugli stessi costi.
Per consentire l’avvio tempestivo delle misure, il GSE potrà richiedere al Ministero dell’Ambiente il trasferimento anticipato fino al 10% delle risorse PNRR.
Nella sezione dedicata alle politiche di coesione, il decreto stanzia 90 milioni di euro (10 milioni nel 2026 e 80 milioni nel 2027, a valere sul FSC 2021-2027) per interventi infrastrutturali nei Comuni delle aree interne.
Le risorse saranno destinate in particolare alla rete viaria interna – comprese opere come ponti, viadotti, gallerie e muretti di contenimento – tenendo conto della classificazione sismica dei territori. Le modalità di attuazione e rendicontazione sono demandate a un bando già pubblicato il 5 gennaio 2026 dai Dipartimenti competenti. Per gli Accordi per la Coesione viene inoltre introdotto il vincolo della verifica preventiva degli equilibri di finanza pubblica.
Per accelerare i cantieri ferroviari, il decreto consente a RFI di espropriare aree da destinare al conferimento e alla successiva riambientalizzazione delle terre e rocce da scavo. Le nuove disposizioni si applicano anche a infrastrutture già approvate, quando gli interventi di riutilizzo e riambientalizzazione costituiscono variante progettuale.
In materia ambientale, viene estesa l’applicazione dell’articolo 242-ter del Codice dell’ambiente anche ai progetti finanziati dal Piano nazionale per gli investimenti complementari (PNC). Inoltre, l’efficacia delle autorizzazioni e dei permessi acquisiti in conferenza di servizi per la caratterizzazione e la bonifica viene collegata alla durata prevista dal progetto approvato, salvo modifiche sostanziali o mutamenti del contesto.
Sul fronte idrico nasce presso il MIT lo Strumento finanziario nazionale per gli investimenti infrastrutturali e la sicurezza nel settore idrico, con una dotazione iniziale di 1 miliardo di euro. Lo strumento è finalizzato all’attuazione dell’investimento PNRR dedicato alle infrastrutture idriche e finanzierà in via prioritaria i progetti del Piano nazionale di settore, con particolare attenzione ai territori colpiti da eventi alluvionali.
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